Progetti ROMA 7

Il giorno dell’inaugurazione del convento della Tourette, durante la messa solenne con la quale veniva consacrata la chiesa, Le Corbusier si mise a piangere copiosamente, al punto che solo a stento poté poi pronunciare qualche frammento del discorso che, come progettista, ci si attendeva da lui. Di quelle lacrime, piuttosto inaspettate da parte di un personaggio di tale rilievo, e per di più decisamente laico, diede ragione in seguito, dicendo che in quella chiesa aveva scorto “una nota, una chiave musicale, un diapason, un accordo” prodotti dalla luminosità che scaturiva dal suo punto più sacro, l’altare. Al pari di Santa Teresa, Le Corbusier aveva dunque sperimentato l’estasi? Qualcosa di assai prossimo. La luminosità che aveva percepito, ebbe a spiegare LC, “è prodotta dalla perfetta combinazione degli spazi, delle proporzioni, della luce... Quando un’opera è al suo massimo d’intensità, di proporzione, di qualità d’esecuzione, di perfezione, nello spazio si produce un fenomeno indicibile: i luoghi si mettono a irradiare, irradiano fisicamente. Si determinano quello che io chiamo lo ‘spazio indicibile vale a dire uno choc che non dipende dalle dimensioni, ma dalla qualità della perfezione. Siamo nel campo dell’ineffabile”. Le Corbusier conosceva la sacralità che lo spazio architettonico in particolari circostanze può esprimere e del resto lui stesso...dall'editoriale di Franco Panzini.

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